Da domani con l’Unità «Par Condicio» di Lidia Ravera

di Lidia Ravera

Non è cattiveria, è par condicio, ragazzi. Dovete provare anche voi. A essere guardati come pezzi di carne, come pupi gonfiabili, come oggetti di desiderio o di scherno. Come racchioni, come zitelli, come maschi con cui “non andare in vacanza”. Dovete provare a essere accusati di non avere 23 anni come se avere 23 anni (o 17) fosse un talento e non un dato di fatto, una condizione transitoria. Dovete provare a ricevere occhiate sul culo o sui bicipiti o “sul pacco” anche se di professione fate il consigliere regionale, anche se concorrete ad un posto di ricercatore, e avete tre lauree e non vi è mai venuto in mente di fare il ballerino o il midnight cowboy e il vostro obbiettivo non è essere pagati per uscire in boxer da una torta. Dovete incassare anche voi, un po’ delle umiliazioni che non vengono risparmiate alle donne. Sarà dura dover attirare l’attenzione dei lettori sui cedimenti delle vostre carni, sulle innocenti strategie adottate per rivestire crani sguarniti, sui ventri prominenti, sulle cravatte, sulle montature degli occhiali, sui pallori malsani, sui dorsi incurvati, sugli sguardi stanchi. Sarà dura confrontare maturi esponenti del mondo politico con pornostar e tennisti, boys e calciatori. Ma è un dovere irrinunciabile, un must educativo, rifilarvi il trattamento che da secoli, una spietata maggioranza di voi, riserva alle femmine della specie. Niente di personale, ragazzi.

3 novembre 2009 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 21) nella sezione "Cronaca italia"