Sulla linea 81 tacito accordo: italiani davanti stranieri dietro

di Alice Loreti

La linea 81 parte dalla Stazione e arriva a Bagno di Piano, nella bassa, vicino a Longara. Andata e ritorno, ogni mezz’ora. Di prima mattina e all’ora dell’uscita dal lavoro si riempie di persone, molte delle quali stranieri. Una linea multietnica, insomma: sui sedili si incontrano senegalesi e marocchini, filippini e rumeni, bolognesi e moldavi. Un’immagine apparentemente bellissima, eppure la convivenza non è così facile. Luciano ha 17 anni ed è rumeno. Si è trasferito sotto le Due Torri da Roma da soli 10 giorni. «Prendo questo autobus ogni giorno, all’andata e al ritorno – dice – e mi è capitato spesso di essere guardato male. Un giorno mi stavo sedendo vicino ad un signore, e questo mi ha detto si spostarmi, perché ero bravo solo a rubare. Ma io vado a scuola, non rubo». Paolo, pensionato, aspetta alla fermata con la moglie Carmen. «Un mese e mezzo fa sono stato scippato sul bus – racconta – mentre venivo a Bologna. Non mi sono accorto di nulla, ma ho perso tutto: soldi e documenti. Sono sicuro sia stato uno straniero. Da allora, non lascio mai andare mia moglie da sola, abbiamo paura». Marco ha 34 anni, lavora all’Alfa Wassermann e da due anni prende quell’autobus due volte al giorno. «Non ho mai assistito ad episodi di razzismo. Ci sono molti stranieri, è vero. Ma non è mai successo nulla». Dal sedile davanti si alza Loretta, vigilessa in pensione: «Gli stranieri salgono senza biglietto, sporchi, non si lavano. Io queste cose non le accetto, non credo sia giusto soccombere a loro». Sentita la frase, si gira Inga, badante moldava. «Ma come si permette – replica – non sono assolutamente d’accordo. Ci laviamo come voi e come voi paghiamo il biglietto». Loretta scende, vicino all’Ospedale Maggiore: «Scusi se sono stata così aggressiva – dice – ma mi hanno rapinata da poco e quando succedono queste cose si è un po’ così». Dalia ha 20 anni ed è nata in Senegal. E’ arrivata a Bologna da un anno, parla un italiano perfetto e studia Economia all’università. «Un giorno due ragazzi stranieri sono saliti dall’uscita dell’autobus – ricorda -. L’autista si è arrabbiato moltissimo, voleva farli scendere. Gli ha gridato che in quanto stranieri non erano capaci di comprendere le regole italiane e di tornarsene nel loro paese». Qualcuno è intervenuto? «Nessuno». La prima cosa che balza agli occhi è la divisione dei posti: davanti gli italiani, dietro gli stranieri. Un tacito accordo che sembrano rispettare tutti. «E’ vero – commentano Giovanna e Chiara, pensionate – gli immigrati sono sempre seduti in fondo e gli italiani davanti. E’ sempre così. Forse loro pensano di rispettarci in questo modo. O forse a noi piace dimostrare di avere diritto ai privilegi». Laatik, marocchino, se la spiega così: «Per evitare problemi, per evitare di essere accusati di puzzare o di rubare, preferiamo starcene tutti dietro. E’ un modo per semplificarsi la vita». La linea 81 ha una sorella gemella: la 91, che arriva fino a Calderara. Lì di stranieri ce ne sono ancora di più. Tanto che si è diffusa una sorta di leggenda metropolitana: sul 91 ci si accoltella, salgono persone ubriache fin dalle prime luci del mattino, c’è da avere paura. Tutti lo dicono. Ma nei fatti, non è mai successo nulla. O quasi. «Un giorno l’autobus parte dalla Stazione – dice Giovanni, impiegato in un’azienda di telecomunicazioni -. Una ragazza di etnia Rom chiede all’autista di farla salire, ad un metro dalla fermata. Lui non si ferma. Dopo qualche metro, si arresta al semaforo e una donna italiana bussa alla porta chiedendo di salire. A lei l’autista ha aperto la porta». Giovanni, allora, si è arrabbiato. «Ma l’autista mi ha detto di farmi i cazzi miei e di non rompere i maroni. Proprio così, lo ricordo bene». BOLOGNA

31 ottobre 2009 pubblicato nell'edizione di Bologna (pagina 50) Versione in PDF
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