
Uscire dal silenzio, farsi sentire. Adesso. Perché le cose stanno già accadendo: la mortificazione, ogni giorno, di troppe donne. E poi, a un passo, quella della libertà: di esprimersi, di competere, di informare e di essere informate. A lUnità - un mese dopo linizio della nostra campagna «Ribellarsi fa bene» - molte delle voci che quel dibattito hanno animato. Per rimettere in fila le questioni. Per darsi una idea, una «cosa» da cui ripartire. E per vedere se dietro questo qualcosa - i diritti, e le cose legate ai diritti: parità, rappresentanza, potere politico - può riannodarsi un movimento. Dunque, come rompere il silenzio? Nadia Urbinati: «Credo che si debba spezzare quella catena primaria che è il binomio sesso-potere - dice, lei che per prima sul nostro giornale ha aperto il dibattito - . Guardiamo alla vicenda ragazze a palazzo Grazioli: siamo di fronte a un maltrattamento della donna, ma abbiamo taciuto. Quello scambio - tra corpo e carriera, e che magari molte interpretano come arma di scambio - è finto: in questo contesto le donne dipendono sempre. Lo vediamo in tv, che dovrebbe essere un luogo democratico e normale di presenza. Non è un tempo benevolo questo per stare in televisione: o sali su una gru, o fai lo sciopero della fame, niente alternative. Come possiamo farci sentire in questo contesto? Tre proposte: nuovi movimenti politici, poi cè la parte di rivendicazione giuridica della sopraffazione - penso a quellinsegnante di Bologna che si sta battendo contro i tagli della Gelmini e che è stata estromessa anche perchè consigliera dopposizione in Comune. Terzo, lEuropa: tra parlamento e Commissione dobbiamo rendere presenti tutte le anomalie italiane. Quarto: lopinione pubblica, linformazione. Cè un monopolio dispotico dei media, superiamolo. Andiamo in piazza con cartelli, sit-in. Facciamoci vedere a chi ci passa accanto. Oltre loscuramento catodico». Vittoria Franco: «Difficile prendere spazio. Lo vedo anche dentro al Pd. Il nodo è quello di renderci davvero protagoniste. Invece esistiamo solo come vittime: stupri, scandali sessuali. Siamo altro: scienziate, astronaute. Samantha Cristoforetti, per esempio: sarà lei la prima ad andare sullo spazio». In cerca di modelli, allora? Il punto è che sembra non esserci scampo: o tentare molta fortuna subito - sposando un milionario, come suggerisce il premier - oppure cercare pochissima fortuna lentissimamente: studiando, facendo concorsi, insomma percorsi normali che per le donne in Italia sono una condanna... Lorella Zanardo: «Il punto è proprio quello dei modelli. Con il nostro documentario e poi sul nostro blog Il corpo delle donne abbiamo fotografato tutto: veline, umiliazioni. Stiamo lavorando per aumentare il livello di consapevolezza: ma lo vedete davvero quello che state guardando in tv, questo mercato? Anche perchè l80% di chi guarda la tele ha solo quello come mezzo dinformazione. In rete - soprattutto giovani uomini - hanno il coraggio di dire: vorremmo anche noi altre femminilità, ma dove sono? Dallaltra parte giovani donne: no, vogliamo essere belle, magre, desiderabili. Libere. Ma non oggetti. Non toglieteci la conquista dei nostri corpi liberati. Resta la domanda: quali modelli alternativi siamo in grado di fornire?». Paola Concia: «Ecco però il nodo: le donne sono precepite come del potere. Il caso-Noemi è solo lultimo scoperchiamento della questione. In realtà il vario mondo delle donne - come lo chiamo io - nel racconto pubblico del paese non esite. Non abbiamo valore sociale né potere. La Germania della Merkel è lontana anni luce. Lì le veline ci sono, ovvio. Ma ci sono - e si vedono - tutte le altre. Appunto: la percentuale di conigliette da noi chi la tiene a bada? Le istituzioni no, la società civile nemmeno». Non solo il Il corpo delle donne. Abbiamo anche - nonostante lo spot oscurato - il sovversivo Videocracy... Zanardo: «Un momento: quando Fabrizio Corona dice Io sono il nuovo Robin Hood, rubo ai ricchi per dare a me il rischio è addirittura di subire una fascinazione di quel modello - speculare e identico rispetto a quello delle veline. Ma se non sappiamo capire le immagini e il loro messaggio andiamo incontro a un fraintendimento che poi altera significati e valori... ». Infatti Noemi diceva serenamente: voglio fare la velina o la deputata, e dopo un po di giorni - ripiegando in un certo modo - ci ha aggiunto oppure mi andrebbe un reality... Susanna Cenni: «Chiaro. Mi viene in mente unimmagine: il primo giorno di questa legislatura. Alla Camera sfilata di tutte le neoelette del Pdl: belle, tacchi ma anche lauree e master. Eccoci ci dicevano, e pareva una sfida. Confesso: è stato un pugno nello stomaco. Non abbiamo reagito. Politicamente, intendo». SEGUE A PAGINA 6
5 settembre 2009 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 4) nella sezione "Politica" Versione in PDF