Pacifista atterra in piazza San Pietro Giovane austriaco con il p arapendio in Vaticano: voleva consegnare al Papa firme contro la guerra

di Maristella Iervasi

È atterrato nei pressi del Vaticano, lasciando cadere uno striscione arcobaleno e lanciando volantini sotto le finestre del Papa: un gesto di pace clamoroso, compiuto con un parapendio a motore per violare la «no fly zone». Il pilota pacifista è un austriaco di 26 anni, Andreas Siebenhofer: con un gruppo di sette amici - tra cui una ragazza di vent'anni e un frate benedettino come team-leader - aveva organizzato la protesta contro la guerra in Iraq. Un "viaggio in cielo" lungo 14 tappe, cominciato dal circuito di Formula Uno di Zeltweg, e dall'obiettivo impossibile: consegnare nelle mani di Giovanni Paolo II le firme di "peace, not war". Un gesto clamoroso riuscito solo a metà. La comitiva è stata fermata dagli agenti, tutti sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata. Il pacifista "volante" anche per violazione dello spazio aereo dello Stato italiano e del Vaticano. Sequestrato anche il video del gesto dimostrativo eclatante - che ricorda la bravata aviatoria del tedesco Mathias Rust, che il 28 maggio del 1987, con un piccolo aereo da turismo atterrò a due passi del Cremlino. Ed è subito polemica. Il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica - convocato dal prefetto di Roma, Emilio Del Mese - ha deciso di riesaminare i piani di sicurezza e di continuare la vigilanza dei cieli della capitale anche con gli elicotteri. Mentre Domenico Leggiero, portavoce dell'Osservatorio Militare, avverte: «Un controllo sullo spazio aereo efficace e tempestivo non è più possibile. È stato un errore chiudere lo squadrone "Tucano", nato nel 1976, con base all'aeroporto dell'Urbe. Era l'unico reparto di cavalleria dell'aria dotato di aerei d'intervento, supporto e interdizione». Con possibilità di intervenire in tempi brevi. «Purtroppo - sottolinea Leggeri - è stato chiuso tre anni fa, nell'ambito dei tagli alla Difesa». E si scopre così che la discesa di Andreas in parapendio bianco è cominciata quando la vigilanza degli elicotteri era ferma per un cambio tra polizia e carabinieri. «Questo fatto è accaduto molto presto - ha sottolineato il prefetto Del Mese - poiché più tardi si alzano gli elicotteri». Erano le 6.30 di ieri mattina, dunque, e in San Pietro c'erano pochi testimoni. La comitiva pacifista aveva dormito in un monastero della capitale e il parapendio si è alzato in "volo" da Villa Pamphili. Sottolinea il prefetto: «Si, gli elicotteri non erano in sorvolo a quell'ora anche perché sarebbe un costo enorme mantenerli in aria ininterrottamente, entrano in azione con l'arrivo dei pellegrini. Ma il sistema ha funzionato lo stesso». In piazza c'erano infatti una macchina dell'ispettorato vaticano e una volante del commissariato Borgo. Gli attivisti avevano già annunciato in Austria l'intenzione di manifestare in Vaticano. E la segnalazione era arrivata anche alla polizia di Roma. Il pacifista volante è stato così costretto ad atterrare in una «zona franca», perdendo il controllo del mezzo e "cadendo" tra le transenne che delimitano il territorio italiano. Il suoi amici pacifisti lo guardavano da poco lontano, immortalando la protesta con telecamere e macchine fotografiche. La polizia ha poi scoperto che un secondo parapendio a motore era a bordo di un camioncino parcheggiato poco lontano dalla piazza. Secondo il prefetto, il raid della scorsa settimana degli esponenti di Greenpeace al Milite Ignoto e quello aereo «sono due cose molte diverse». «Non potevamo mica sparare al velivolo - ha sottolineato Del Mese - Bisogna sempre contemplare il tipo di manifestazione con i danni che si possono fare. Credo che si è sempre nella scelta alternativa: o blindare la città e in qualche modo creare delle limitazioni alla libertà o utilizzare ogni mezzo attraverso il controllo del territorio lasciando però libera la città». E Andreas? Lui, tornato in libertà, ora dice: «mi dispiace di aver creato tutto questo trambusto, che non immaginavo. Se avessi saputo di poter creare disagi alla città, non l'avrei fatto». In ogni tappa la comitiva di "parapendio per la pace" ha raccolto firme sotto un appello a schierarsi «a fianco del Santo Padre» contro l'intervento in Iraq. Duemila adesioni che tra una settimana lo stesso gruppo consegnerà pubblicamente al Vaticano.

29 March 2003 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 15) nella sezione "Interni"