Predappio La sfida del sindaco ai nostalgici del Duce

di Claudio Visani

A volte, si sa, sono singoli episodi a determinare il corso della storia. E Predappio di questi episodi che hanno cambiato il corso recente della sua storia ne ha vissuti almeno due. Il primo è il 29 luglio 1883: nasce Lui. È figlio di una maestra, Rosa, e di un fabbro, Alessandro, socialista anarchico assai focoso. Lo si capisce dai tre nomi che sceglie per il figlio: Benito alla memoria di Benito Jàrez, leader rivoluzionario ed ex presidente del Messico, Amilcare e Andrea come il patriota anarchico Amilcare Cipriani e il primo deputato socialista italiano, Andrea Costa. Benito, Amilcare, Andrea Mussolini nasce in una povera casa in località Dovià, frazione del Comune di Fiumana. Predappio ancora non esiste. C'è Predappio alta, con le sue origini antiche, il borgo e il castello medioevali, famosa per la bontà del suo Sangiovese e per le cantine Quattrocentesche della Rocca. Queste ultime sono di proprietà della famiglia Zoli, che quattro anni dopo, nel 1887, darà i natali ad Adone, un altro figlio di questa terra che farà parlare di sè. Ebbene, da lì a poco Predappio alta e Fiumana "cessano" di esistere, mentre Dovià diventa Predappio, costruita dal niente attorno alla casa natale del Duce del fascismo. I maggiori architetti dell'epoca, chiamati dalla propaganda del regime, la modellano come città di fondazione prototipo dell'architettura razionalista. Addio all'antico borgo contadino e alla "culla" del Sangiovese, Predappio da allora in poi sarà marchiata come «la città del Duce». Il secondo episodio accade nel 1957. Adone Zoli, antifascista cattolico che ha fatto carriera politica nella Dc, dopo essere stato per due volte ministro (Giustizia e Bilancio) nel giugno di quell'anno succede al primo Governo Segni e diventa Presidente del Consiglio dei ministri. La vedova di Mussolini, Rachele Guidi, tornata a Predappio, va dall'illustre concittadino, che conosce bene, e gli dice: «Adone, cosa facciamo del corpo di Benito? Diamogli un po' di pace, riportiamolo a casa». Il Presidente chiama il sindaco di Predappio, Egidio Proli, e gli riferisce la proposta di Donna Rachele. Proli, che è un comunista tutto d'un pezzo, gli risponde più o meno così: «A me Mussolini non ha fatto paura da vivo, figuriamoci da morto». Così il 30 agosto del 1957 le spoglie del Duce, nascoste in un convento milanese, tornano a casa con una macchina americana. I predappiesi, arrabbiati, chiedono conto al sindaco, che in una lettera a "l'Unità" scarica tutta la colpa su Zoli, il quale però gli risponde in carta intestata della Presidenza del Consiglio citando la famosa frase «.. non abbiamo paura dei vivi, vuole che abbiamo paura dei morti?». Sta di fatto che con il "ritorno" di Mussolini cambia un'altra volta il corso della storia della città. Predappio, da poco riconquistata alla libertà e alla democrazia, diventa meta di un continuo pellegrinaggio di nostalgici, curiosi ma anche di tanti, troppi giovani attirati dall'iconografia nazi-fascista e dal mito dell'«uomo forte». Centomila presenze l'anno, più meno trecento al giorno, per vedere la tomba del Duce, visitare la casa natale e i palazzi del Podestà - oggi sede del Comune - e del Fascio, per acquistare busti, svastiche e manganelli nei tre negozi (tre) di souvenir che fanno i soldi a palate con i gadget "made in China" del fascismo. Senza contare le adunate in camicia nera e saluti romani per le tre ricorrenze canoniche del 29 luglio (anniversario della nascita), 28 aprile (morte) e del 28 ottobre (marcia su Roma). Ricorrenza, quest'ultima, che finisce anche per impedire la celebrazione della liberazione di Predappio, avvenuta il 28 ottobre del '44. E non a caso. I soldati inglesi e polacchi, assieme ai partigiani, erano alle porte del Paese già da diversi giorni. Ma vollero aspettare la data simbolo de 28 ottobre per entrare: la città del Duce liberata nel giorno della marcia su Roma. Una decisione che si rivelerà un boomerang. «Quel giorno – spiega il sindaco Frassineti – arrivano i pullman con le camicie nere. Cosa dovremmo fare, scendere in piazza anche noi, semmai con i fazzoletti rossi al collo? Affrontarci gli uni contro gli altri nella pubblica piazza?». Così, per evitare disordini, la liberazione a Predappio si festeggia il 25 aprile. E proprio il sindaco di oggi, Giorgio Frassineti, tessera del Pd e dell'Anpi in tasca, che ha vinto le elezioni di un anno fa con la lista "Predappio democratica" e ora guida una giunta civica di centrosinistra - potrebbe essere il (volontario) protagonista di un altro episodio destinato, forse, a cambiare nuovamente il corso delle cose a Predappio. L'episodio risale al 29 luglio di un anno fa. Il giornalista di un'agenzia lo chiama per sapere come va l'adunata fascista in paese per l'anniversario della nascita del Duce. E lui risponde: «Va come sempre. Quello che vedo non mi piace. Se si stanno a casa è meglio». Apriti cielo. Sul sindaco si scatena una vera e propria tempesta mediatica. Viene messo in croce, accusato di intolleranza, di ostacolare il turismo. «Questo non è turismo», ribatte sottolineando che «l'economia del Duce» gira attorno a tre negozi e qualche bar e ristorante, mentre la città «ha 622 partite Iva». «Questa fascisteria è nemica di Predappio - continua - non ci permette di pensare al futuro, ci relega al passato, fuori dalla ricerca della verità. Io voglio togliere la mia città dalle mani dei peggiori, restituirgli la storia di tutto il Novecento. I predappiesi sono con me». E per testimoniare che la sua operazione memoria è a 360 gradi, accetta l'invito a una iniziativa intitolata «A cena col Duce». Si trova davanti una manifestazione di 200 persone e lo striscione «vergogna» della sinistra radicale. Ma il sindaco non si arrende: «I tempi sono cambiati - dice - bisogna uscire dai vecchi schemi iconografici su fascismo e antifascismo. Voglio prenderlo in mano io Mussolini, diversamente fa solo danni». E progetta di aprire il «negozio del Comune» sul Duce, un museo documentale nel Palazzo vuoto del Fascio. E forse, sotto sotto, di celebrare la liberazione della sua città il 28 ottobre di uno dei prossimi anni. Auguri sindaco. INVIATO A PREDAPPIO bologna@unita.it

18 August 2010 pubblicato nell'edizione di Bologna (pagina 2)