«Il Papa sui gay annuncia una Chiesa senza frontiere»L'INTERVISTA Il direttore de La Civiltà cattolica di ritorno da Rio: «Francesco ha parlato di un patto tra generazioni La sua è un'analisi politica oltre che religiosa»

di Carlo Melato

Antonio Spadaro «Se una persona è gay e cerca il Signore chi sono io per giudicarla?». Nel giorno in cui la Chiesa festeggia Sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, l'intervista con Padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, non poteva che partire dall'ultima «sorpresa» di Francesco, le parole pronunciate dal primo Papa gesuita rientrando dal Brasile. «Ciò che interessa più di ogni altra cosa al Papa è l'annuncio del Vangelo senza frontiere . Sulle nozze gay il Papa ha ribadito: la Chiesa ha già una posizione chiara . Non ci sono dubbi, dunque. Ma poi con quella frase ci ha fatto capire cosa davvero interessa a Bergoglio: la libera relazione tra Dio e l'uomo, fatta di peccato e di grazia. Il suo accento infatti cade sulla relazione personale con Dio e sull'accoglienza verso l'altro, chiunque egli sia. Dunque non ci sono tabù, ma frontiere e periferie esistenziali che la Chiesa è chiamata a abitare». Lei è appena tornato da Rio de Janeiro. Quali sono state le parole più importanti di questa Giornata mondiale della Gioventù? «A mio avviso è stata la Giornata mondiale del patto sociale perché il Santo Padre più che rivolgersi ai giovani, intesi come categoria astratta, ha auspicato un patto fra diverse generazioni. Dai suoi discorsi è emersa infatti la speranza di una società che sappia vivere armonicamente l'energia dei giovani e la sapienza degli anziani. I ragazzi sono la pupilla attraverso la quale entra la luce. Farne a meno significa perdere visione e prospettiva. La nostra generazione si rivelerà quindi all'altezza della promessa che c'è in ogni giovane quando saprà dargli spazio. Credo che affermare che i giovani sono il motore della Chiesa e della società sia perciò un'analisi religiosa, ma anche politica. Dopodiché è tornato a farsi sentire l'invito a rendere la Chiesa aperta ». Cosa vuole dire veramente? «Che sia capace di inserirsi nella conversazione delle persone . Una Chiesa che si mette in cammino accompagnando la gente. È il messaggio che Bergoglio ripete da tempo: andare verso le periferie, rifuggire la mondanità e il clericalismo, non fare della Chiesa un insieme di gruppetti potenzialmente chiusi.È un punto a cui tiene molto e che mi ha sottolineato personalmente durante l'incontro con la redazione de La Civiltà Cattolica: Il Papa non vuole addomesticare, né verniciare le frontiere. La Chiesa non deve assimilarle, ma viverci dentro . In questo senso, credo che il documento di Aparecida scritto nel 2007 per la Chiesa latinoamericana sia stato consegnato alla Chiesa universale». Oggi per la prima volta la Chiesa festeggia Sant'Ignazio avendo come guida un Papa gesuita. Quali sono i caratteri del vostro fondatore che rivede in Papa Francesco? «Lui stesso ha detto in una recente intervista mi sento gesuita e penso come un gesuita . E in effetti si possono riconoscere in lui gli echi profondi della spiritualità ignaziana. Il tratto che mi sembra più evidente è il porsi con grande libertà davanti a Dio e chiedersi cosa vuole il Signore dalla Chiesa di oggi. È ciò che noi definiamo discernimento , l'ascolto profondo della volontà di Dio alla luce dei segni dei tempi». Si può dire che Francesco e Ignazio sono i due fari di questo Pontificato? È da loro che discende l'attenzione ai poveri e i mendicanti, intesi come carne di Cristo ? «Certamente. Non dimentichiamoci che Ignazio cambia vita e si fa mendicante dopo aver letto la storia di San Francesco d'Assisi. Sono senz'altro due figure molto importanti per il Santo Padre, anche se non sono le uniche. In volo il Papa, ad esempio, aveva con se un libro su Santa Teresina di Lisieux». Anche il suo desiderio di una Chiesa povera per i poveri va fatta risalire a queste figure? «A mio avviso discende dall'esperienza di Bergoglio in Argentina. Per questo Papa la povertà è un elemento importante, da un lato perché il Vangelo si predica con sobrietà, dall'altro perché costituisce una porta d'accesso. La semplicità infatti facilita le relazioni e abbatte i muri. In lui incontrare tre milioni di giovani senza protezioni non è solo forma, ma contenuto. Questo può anche comportare qualche strappo al protocollo, ma la sua è soltanto la volontà di restare una persona normale». Questa mattina il Papa dirà messa con tutti i gesuiti alla Chiesa del Gesù. Un motivo di festa in parte però rovinato dalla notizia del rapimento di Padre Paolo Dall'Oglio in Siria. «Al momento non sappiamo se si tratti realmente di un rapimento. Padre Paolo era impegnato in una difficile trattativa, che poteva comportare dei grossi rischi. Speriamo e preghiamo per lui%%».

31 July 2013 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 15)