Se la middle class è una specie in via d'estinzione

di Martino Mazzonis

Le convention di entrambi i partiti americani hanno cercato disperatamente di rivolgersi alla middle class, gruppo di cui si sente parte circa la metà della popolazione Usa. Operai, imprenditori, impiegati e giovani professionisti metropolitani. Tutti possono esserne parte. Dipende dal reddito o dalla autopercezione - gli afroamericani, ad esempio, tendono a identificarsi con la middle class a partire da redditi più bassi. Il Pew Research Centre ha di recente pubblicato un rapporto sul nucleo della società Usa dal titolo inequivocabile: «Il decennio perduto». Se si prende una fascia di reddito molto ampia che esclude ricchi e poveri, questa nel 1971 coincideva con il 71% della popolazione. Oggi siamo al 51%. Dall'esplosione della crisi le cose sono peggiorate ancora: chi si riteneva parte della fascia bassa della società era il 25% nel 2008 ed è il 32% oggi. Parlare di una sola middle class non ha però molto senso, se non per cercare consensi elettorali. «Per la classe politica il termine è utile perché ciascuno lo usa senza dargli un significato chiaro e ciascuno può ascoltarlo pensando: Stanno parlando di me - spiega Dennis Gilbert, professore di sociologia all'Hamilton college e noto per i suoi studi sulla struttura sociale degli Stati Uniti -. Penso che le cose siano più complicate. Ci sono almeno due middle classes e non condividono lo stesso destino. I colletti bianchi, i maestri, gli agenti delle assicurazioni, i programmatori hanno un titolo di studio e - se hanno un lavoro - guadagnano abbastanza da vivere senza preoccupazioni. Poi c'è la middle class delle persone con qualifiche professionali di alto profilo o i piccoli imprenditori di successo. Questa categoria sta molto meglio. Direi che la middle class alta rappresenta intorno al 15% della popolazione, mentre la middle class bassa il 30%. In questa porzione possiamo includere una parte dei lavoratori, di quella che chiameremmo classe lavoratrice. Ma per la politica queste sono sottigliezze: middle class vale sempre e raccoglie tutti coloro che non sono ricchi né poveri». Che le differenze tra fasce di reddito crescano lo confermano i dati diffusi la settimana scorsa dal Census Bureau: per il secondo anno consecutivo il reddito medio degli americani è diminuito. E visto che povertà e ricchezza non hanno subito variazioni apprezzabili, è soprattutto la middle class bassa a essere colpita. Tra il 2007 e il 2011 il numero dei giovani usciti dal college e finiti nell'esercito è aumentato del 60% rispetto al quinquennio precedente. I giovani americani tendono a essere più patriottici degli italiani, ma la ragione di questo boom non è la voglia di vestire la divisa. «Siamo in una fase storica nella quale il diploma di college non vale molto: quando non hanno una competenza tecnica specifica certe categorie sono relativamente superflue». Studiare non basta più Secondo Gilbert il divario comincia a crescere dalla metà degli anni 70. «Definirei la fase precedente di prosperità condivisa : tra la fine della guerra e gli anni 70 i redditi del terzo più povero aumentano in maniera più rapida e cospicua degli altri - vale anche per altri indicatori, ad esempio la scolarizzazione. Nello stesso periodo il quinto più ricco è quello a cui è andata peggio. Dalla metà degli anni '70 questa tendenza si capovolge. Eppure la crescita del reddito pro capite è quasi identica nei due periodi. È la distribuzione che cambia». Il capovolgimento avviene in parallelo con la perdita di peso del sindacato: «Un tempo si parlava di Big Labor contrapposto a Big business, oggi chi ne parla fa sorridere, è come fare riferimento al telefono con la rotella o alla Tv in bianco e nero», scherza Gilbert. Con un mercato del lavoro che stenta a tornare dinamico, chi rimane a galla è chi lavora in un settore non colpito. Quanto ai giovani, si salvano i benestanti: «Il tasso di disoccupazione tra i giovani usciti dal college è alto. I giovani con legami e risorse magari non trovano il lavoro che preferirebbero, ma se la cavano meglio. Per tutti c'è comunque una fase più lunga di attesa per un ingresso pieno nel mercato del lavoro e nella vita: si rimane più a lungo in casa con i genitori, si hanno figli più tardi». Tra i dati positivi pubblicati dal Census Bureau c'è l'aumento delle persone con copertura sanitaria, dovuto soprattutto alla norma di Obamacare che consente ai giovani di rimanere più a lungo assicurati con i genitori. La middle class che può protegge i figli. È presto se la crisi renderà stabile il declino di una parte cruciale della società. La mobilità verso l'alto rallenta, ma sono ancora più quelli che salgono la scala sociale verso l'alto che non viceversa. «Una questione più recente è quella relativa alle donne sole con bambini - nota ancora Gilbert - Nella fascia alta della middle class le donne sposate sono intorno al 90%. Nella middle class più bassa la percentuale scende fino al 40%. A mio modo di vedere questo riflette le diseguaglianze crescenti: c'è una discesa verso il basso. Le madri sole tendevano a essere tipiche dei ceti più bassi». I dati del Census confermano che in questi due anni la povertà femminile è più alta della maschile. E qui torniamo alla politica. Il vasto campione interrogato dal Pew Research Centre ritiene che Obama sia il candidato più adatto a occuparsi dei problemi della middle class. Gli appartenenti alla classe media gli danno un vantaggio netto in materia. Non i ricchi. Ci sono le appartenenze: i repubblicani in media sono più ricchi. Ma la crisi ha reso la parte medio-bassa della società più fragile e consapevole dei rischi. Ed ha (solo parzialmente) cambiato l'attitudine nei confronti dello Stato. L'idea che Medicare, Medicaid, il pacchetto di stimolo dell'economia e la riforma sanitaria siano carità statale che rende dipendenti i poveri - come la metterebbe il vice di Romney, Paul Ryan e ora lo stesso Romney - non paga più come un tempo. E questo è un piccolo vantaggio per Obama.

19 September 2012 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 9) nella sezione "Esteri"