Nuvolari, ovvero il rombo del CignoUn racconto-romanzo di Marco D onnini sul mitico pilota. La prefazione è di Romano Prodi

di Lodovico Basalù

LIBRO Un momento, Nuvolari è Nuvolari. Cioè una leggenda. Nel dopoguerra i miei due più grandi divertimenti e allo stesso tempo i più grandi avvenimenti sportivi erano la Mille Miglia e la Milano-Taranto motociclistica. Corse diverse dalle altre, belle, specie di notte». Così Romano Prodi, nel libro di Mario Donnini «Nuvolari, il rombo del Cigno», da poco in tutte le librerie a 19,80 euro, edito da Giorgio Nada. Una sorta di racconto-romanzo, sospeso tra cronaca e mito. Un racconto la cui parte più emozionante parla di un cofano che volava via a oltre 200 all'ora, nell'anno del signore 1948. Uno spunto da cui partire, per parlare di un pilota incomparabile come Nuvolari. Analizzando il mantovano volante, il campionissimo. Nel tribolato dopoguerra, all'epilogo della carriera, sul viale di una tramonto difficile da accettare. Il tutto raccontato da un padre a un figlio. Un padre più innamorato dei piloti di ieri che dei robot di oggi. E il «figlio» è proprio l'autore di «Nuvolari, il rombo del cigno». Che non vuole essere la storia del grande Tazio, ma solo l'opera di un discepolo del mitico Nivola. Non al volante ma con la penna, raccontando fatti noti e meno noti. Cosa che fa benissimo Mario Donnini, nella vita giornalista di Autosprint. E ovviamente grande appassionato. Tanto da trasformare quella bellissima favola che gli raccontava il papà in un'indagine ardua e quasi impossibile. Con testimoni a sorpresa. Come Romano Prodi, appunto. All'epoca di Tazio solo un piccolo bambino di Scandiano (Reggio Emilia), classe 1939. Nel cuore di quell'Emilia che era già «Terra di Motori». «Ricordo il commento di mia madre al passaggio di quel campione e forse è per questo che non l'ho mai dimenticato - racconta tra l'altro Prodi nel libro di Donnini -: 'Qul lè al va più fort gli ed chieter'. Cioè, 'quello lì va più forte di tutti gli altri'. Lo disse anche a proposito di Stirling Moss, ma io lo associo soprattutto a Nuvolari». Un po' la stessa sensazione che ha provato nello scrivere il suo libro Mario Donnini. Che infatti conclude il proprio sforzo narrativo spiegando come un'antica sciabola o uno scudo «possono magicamente raccontare la vera storia del guerriero che li usò in battaglia». Proprio come quel cofano perduto da Tazio Nuvolari nella Mille Miglia del 1948.

18 June 2006 pubblicato nell'edizione di Bologna (pagina 5)