Fassino: credo in Dio e sono cattolico da sempre «Non ne parlo in pubblico proprio per il rispetto che ho delle mie convinzioni re ligiose»

di Simone Collini

«SONO CREDENTE ma proprio perché si tratta di un fatto assolutamente personale, privato, non ne ho mai fatto manifestazione pubblica o politica». Una lunga intervista ai microfoni della trasmissione di Barbara Palombelli su Radio2 in cui parla di Bankitalia, della Fiat, di Veronesi, del carovita, delle primarie del centrodestra, e poi Piero Fassino si lascia andare a una confessione: crede in Dio. Le agenzie di stampa, in serata, la danno tra le notizie del giorno. Il mondo politico si mobilita, interviene, commenta, neanche il segretario Ds avesse citato nel suo ultimo comizio la tesi 89 dell'«Abc del comunismo» di Bucharin, quella intitolata «Perché religione e comunismo sono incompatibili». Certo, Fassino è il primo segretario di un partito erede del Pci a dire esplicitamente di essere credente. Fausto Bertinotti, non molti mesi fa, ci era andato vicino. A chi gli domandava se si definisse ateo, il segretario di Rifondazione comunista aveva risposto: «Se me lo avesse chiesto a venti oppure a trent'anni, avrei risposto senza esitazioni: sì. Oggi, pur non essendo credente, eviterei risposte così definitive». Fassino, in un momento segnato da una certa turbolenza tra laici e cattolici, una risposta definitiva l'ha data: «Credo che sia assolutamente normale che una persona possa essere credente, come lo sono io, avere una fede e fare scelte politiche di impegno come quelle che ho fatto finora. Essere un uomo di sinistra significa battersi per la giustizia, l'uguaglianza, il rispetto della persona umana, che sono valori a cui, come è noto, è attenta una fede religiosa come quella cattolica». Del resto, già intervenendo a una puntata di "Otto e mezzo" dopo l'elezione a Papa di Ratzinger ne aveva parlato, e in un'intervista all'Espresso, all'indomani del congresso Ds, aveva risposto così alla domanda se credesse in Dio: «Diciamo che credo nel soprannaturale e nella trascendenza». Senza contare che Fassino ha frequentato le scuole medie, inferiori e superiori, in un istituto torinese di gesuiti. «Questo mi ha consentito di rafforzare la mia fede religiosa», fa sapere ora. Se non ne parla volentieri in pubblico, spiega, è «perché sarebbe del tutto inopportuno e improprio, proprio per il rispetto che ho per la fede e le mie convinzioni». Ora lo ha fatto, aggiungendo di augurarsi che «la Chiesa non dia indicazioni di voto, perché oggi, con il bipolarismo, non c'è più un partito che rappresenti l'unità politica dei cattolici», e compiacendosi del fatto che «da un sondaggio di "Famiglia cristiana" emerge che il 27% dei credenti vota Ds». E il centrodestra non si è lasciato sfuggire l'occasione per attaccare. Giro, di Forza Italia, ha parlato di «tentativo un po' maldestro di distogliere l'attenzione» dai fischi a Ruini, mentre Gasparri, di An, senza spiegare meglio il senso delle sue parole, ha detto che Fassino «dovrebbe allora essere conseguente nei fatti e cioè nelle politiche che propone ad esempio per la famiglia». Castagnetti, della Margherita, ha fatto notare che «c'è una differenza tra essere credenti e anche praticanti», mentre la diessina Livia Turco ha detto semplicemente: «Non è certo una novità che ci siano cattolici di sinistra

27 September 2005 pubblicato nell'edizione Nazionale (pagina 6) nella sezione "Politica"