I magistrati del tribunale del riesame di Perugia hanno sostanzia lmente confermato l'impianto dell'indagine di Mignini, Canessa e GiuttariMostro, la fitta rete delle morti misteriose

di Giorgio Sgherri

Alla fine il conto è arrivato. Sabato, e senza sconti. I giudici del Tribunale del riesame di Perugia hanno impiegato sedici giorni per valutare, discutere e scrivere un'ordinanza di 55 cartelle per far piazza pulita di veleni e chiacchiere e riconoscere che il lavoro svolto dal pm Giuliano Mignini assieme al collega di Firenze Paolo Canessa e a Michele Giuttari, capo del Gides, gruppo investigativo sui delitti seriali, è serio e valido. Ha dimostrato che c'è stato un complotto con la messinscena del «doppio cadavere» per nascondere la doppia vita di Francesco Narducci e i collegamenti tra il medico umbro e l'ambiente del mostro di Firenze. I tre giudici del tribunale della libertà Andrea Battistacci, Beatrice Cristiani e Marco Verola, dicono chiaro e tondo che Narducci fu ucciso. Già nel 1993 Pietro Pacciani raccontò al suo avvocato Pietro Fioravanti che Narducci frequentava San Casciano e che c'era un preciso collegamento fra la morte del medico e l'uccisione del conte Corsini, deceduto il 28 agosto 1984 per un incidente di caccia. Chi sparò era un giovane contadino che fu condannato a 19 anni ed è morto due anni fa. Ma nessuno ha mai creduto alla storia dell'incidente. «Pacciani? Parlava di Corsini - si legge nell'ordinanza depositata a Perugia - affermando che erano in combutta tra loro e spiegando che i due si riunivano nei pressi di una chiesa sconsacrata». L'immobile, già teatro dei festini a luci rosse, è stato identificato dagli inquirenti sulla base delle indicazioni delle donne che frequentavano i «compagni di merende» e i loro altolocati amici. Pacciani - è scritto nell'ordinanza - affermava che a Narducci «era stata messa una pietra al collo per ucciderlo». Il 22 gennaio 1993, dopo il suo secondo arresto, Pacciani indicava agli inquirenti Narducci come persona inserita nell'ambiente di cui facevano parte anche il farmacista e il conte Corsini. L'inchiesta sui delitti del mostro dovrà chiarire altre morti misteriose. Non ci sono solo quelle di Narducci e Corsini. Non ci sono solo 16 morti ammazzati dal mostro, ma altre vittime che forse sono state uccise dai personaggi altolocati perché temevano che potessero parlare e rivelare i retroscena della setta. C'è Francesco Vinci, il primo degli indagati sardi all'epoca del delitto di Signa nel 1968. Vinci fu ucciso insieme al suo servo pastore Vargiu e poi dato alle fiamme nel portabagagli della Volvo ritrovata nei boschi pisani. Poi fu la volta di Milva Malatesta, bruciata nella sua auto assieme al figlioletto. Era stata l'amante di Pacciani, Vanni e Vinci. La madre di Milva aveva subito minacce e violenze sessuali da Pacciani e soci. Il marito della Malatesta fu trovato appeso ad una trave nella stalla. Ma non fu suicidio perché i suoi piedi toccavano terra. Anche la donna del figlio di Vinci fu uccisa a San Mauro a Signa. Tentarono di bruciare il cadavere avvolgendolo nel materasso. Non ci riuscirono. Anche la morte di Pacciani è misteriosa. Come è rimasta un mistero l'aggressione alla moglie di Pacciani, Angiolina. Secondo gli inquirenti è stata la moglie di un famoso ginecologo fiorentino ad addormentare e aggredire Angiolina. Cosa cercava la moglie del ginecologo? g.sgh.

23 December 2004 pubblicato nell'edizione di Firenze (pagina 2)